Falsi Modigliani, il critico si difende

Il professor D'Atanasio prende le distanze dall'Istituto. La difesa chiederà un incidente probatorio

"Sono stato curatore della mostra al Palazzo Bonocore di Palermo, tuttavia non per l'Istituto Amedeo Modigliani di Spoleto, rispetto al quale avevo già preso le distanze": rompe il silenzio per respingere ogni coinvolgimento nella vicenda dei falsi il professor Alberto D'Atanasio, indagato dalla procura di Spoleto con l'accusa di contraffazione di opere d'arte, insieme al presidente dell'Istituto Modigliani, Luciano Renzi.

D'Atanasio, in particolare è accusato di contraffazione in merito ai due dipinti "Donna con cappello" e "Hannelore", esposta a Palermo al Palazzo Bonocore, nonché quelle messe in mostra a Spoleto: "Cardoso" ed il disegno "La femme fatale", tutte attribuite alla mano del maestro livornese. Critico d'arte umbro, docente di Storia dell'Arte e responsabile per la Pegasus Catalogazione Beni Culturali D'Atanasio si sente tirato in ballo ingiustamente. Assistito dagli avvocati Gennaro e Daria Esibizione, chiederà l'esecuzione di una perizia, nominando un luminare in materia - nell'ambito di un incidente probatorio al gip di Spoleto proprio per certificare l'autenticità delle opere he ha certificato. In particolare l'esperto spiega che a Palermo erano state esposte "Hannelore", proveniente dall'eredità giacente del Tribunale di La Spezia "della quale non mi sono mai occupato, in quanto era già dotata di certificazione di autenticità e di essa era responsabile il presidente dell'Istituto, Luciano Renzi" e della "Donna con cappello", dipinto a olio su tela che "mi è stata consegnata dal suo proprietario di Reggio Emilia e solo su tale opera ho personalmente eseguito approfonditi studi ed analisi scientifiche per l'attribuzione certificata al maestro livornese Amedeo Modigliani". D'Atanasio cita indagini scientifiche (chimiche e comparative) e metodiche ma anche documenti di confronto provenienti dal Louvre e dell'Enea. "Mi chiedo - spiega ancora - dove sia da parte mia la contraffazione e in che modo il mio nome viene in questi giorni associato ad altre opere che erano esposte a Palazzo Bonocore e che io non ho mai certificato ed a laboratori dubbi con cui non ho avuto mai alcun contatto".

Quanto a "Cardoso" - esposto a Spoleto - "avevo preso visione delle certificazioni già disponibili" e "mi furono commissionate successivamente altre analisi ad un noto ed accreditato laboratorio di restauro. I risultati confermarono quanto già certificato". Infine "La femme fatale" - opera già archiviata e pubblicata nel Catalogo Ragionato, la cui autenticità da me sostenuta è stata confermata dalla Sovrintendenza di Roma". "Il mistero che si sta addensando nel panorama internazionale - conclude - intorno al celebre pittore tra opere false ed autentiche è sconcertante per gli amanti dell'arte come il sottoscritto, tuttavia nel mio caso, sono sicuro che prevarrà la verità".

La Nazione - 13 novembre 2019